FEMMININO CREATIVO

dimamiche teatrali del corpo femminile

“Pensiamo spesso il corpo come una macchina ma la proposta è di pensare il corpo in modo differente, guardarlo nello stesso modo come si guarda un paesaggio. E’ il corpo che parla e ascoltandolo si entra in relazione”

Merry Conway

Femminino Creativo è un laboratorio di ricerca teatrale con le Donne, il cui obiettivo principale risiede nel processo creativo. Un lavoro di scoperta partendo dal respiro e dalla consapevolezza corporea per esplorare la relazione con sé, con l’altra e con lo spazio. Un input per creare il terreno fertile al fine di risvegliare il potenziale artistico interiore in modo individuale e collettivo. L’indagine principale sarà guidata dal corpo come custode di storie, una soglia per accedere a simboli, immagini e memorie che saranno i fili per tessere la struttura di una creazione collettiva.

FEMMININO CREATIVO 2019/2020

IL CORPO GIOIOSO

La ricerca nasce dal bisogno di creare uno spazio creativo di libertà e condivisione, nella bellezza di vivere il proprio corpo, di ascoltarlo, di sentirlo parlare, al di là dell’usuale controllo che abitiamo nella vita quotidiana.
Come la nostra femminilità può esprimersi al di là delle convenzioni sociali?
Come il nostro corpo godere ed aprirsi agli impulsi che naturalmente prova?
Come divertirsi vivendo il proprio corpo in armonia con se stesse e in relazione agli altri?
Il corpo è un tempio, è il nostro palazzo con il quale ci è stato concesso di attraversare il viaggio in questa vita/terra…
La creatività è il frutto gioioso di questo passaggio!

FEMMININO CREATIVO 2018/2019

CANTANDO SULLE OSSA

“Per arrivare al cuore delle cose, devi creare il vuoto intorno alle cose, scoprirle nude – come il teatro, che non ha bisogno di scenografie grandiose, e abiti di scena griffati, e macchine spettacolari, ma solo di spazio vuoto e di attori che vivono quello spazio, fino in fondo, con tutto il loro corpo – l’energia del corpo”. (Da intervista a Peter Brook al Piccolo Teatro Studio di Milano)

Questo pensiero è parte del cuore del processo creativo svolto nel laboratorio teatrale Femminino Creativo – conclusosi con la performance CANTANDO SULLE OSSA, Piccolo teatro Unical – attraverso la facilitazione di Audrey Chesseboeuf e Maria Grazia Bisurgi, e un gruppo di 7 donne di età e nazionalità differenti. La metodologia adottata durante il laboratorio ha avuto la qualità di risvegliare la creatività insita in ogni donna attraverso il gioco, la consapevolezza del corpo, la liberazione della voce e delle emozioni in atti creativi. Il lavoro è stato quello di preparare il terreno corpo/voce/immaginazione per lasciar cadere i semi ispirati dal testo Donne che Corrono coi Lupi. Il testo guida del processo quindi, sono state le fiabe raccolte nel libro culto di Clarissa Pinkola Estès, prescelte dalle partecipanti e portate in scena. Attraverso le improvvisazioni teatrali, le proposte creative e il progetto di come voler rappresentare la propria storia, si è arrivate all’elaborazione dell’opera finale, un rito più che un momento spettacolare, per tornare alle origini del teatro. Un teatro nudo – per riprendere il pensiero di Peter Brook – fatto da corpo/voce/immaginazione, con nulla in scena se non la forza risvegliata della creatività femminile. I suoni ancestrali di semplici strumenti antichi e popolari, le voci, i rumori e le intromissioni sonore hanno creato il CANTO delle donne, che viaggiava verso la scena a sostegno delle performers nel narrato emotivo ed immaginativo.

CANTANDO SULLE OSSA - Performance conclusiva del PROCESSO laboratoriale, PiccoLo Teatro, Università della Calabria.
CANTANDO SULLE OSSA, performance finale, Piccolo Teatro Università della Calabria (CS).

Sul processo creativo

Audrey Chesseboeuf “Tuffandosi nella storia della donna e del femminile osservo che fin dal Paleolitico, la Terra come la Donna erano considerate sacre così come lo erano i suoi organi genitali, il suo utero, le sue forme, la donna per molti anni è stata rispettata, divinizzata, ascoltata e venerata. Dopo l’umanità ha vissuto un epoca di violenze con le guerre, le conquiste e i sfruttamenti ed il passaggio da società Matriarcali a Patriarcali ha imposto una repressione ai potenziali del Femminile che non ha agito solo a livello sociale e politico ma anche negli strati più profondi dell’inconscio. Da sacra, talentuosa e magica la donna e con lei il suo corpo ed il suo potenziale comincia ad essere percepito come debole, fragile, instabile e in alcuni casi “demoniaco”. In ognuno di noi, uomini e donne vi è sia una parte maschile sia femminile di cui la relazione interna appare come il riflesso delle nostre relazioni esterne. Il conflitto sorge quando una polarità non lascia spazio all’altra di esprimersi, predomina sull’altra o è ferita, schiacciata dall’altra. Anche gli uomini stessi, per secoli, sono stati privati del loro femminile cosi come lo sono state le donne. La ricerca del femminile nel corpo e lavorare sul femminile che c’è in ognuno di noi è come cercare l’integrità persa, l’equilibrio tra il maschile e il femminile; è la ricerca di riconnetterci e permetterci di ricontattare ed esprimere quell’ energia dolce, sensibile, creativa inibita da un paradigma frammentario. E’ ritrovare l’empatia, una modalità circolare di essere nel mondo. L’Arte, come facilitatrice di ricerca, offre la possibilità di concedersi uno spazio vuoto con un tempo dilatato che può accogliere il tutto possibile, privo di giudizi e di limiti, in cui si può rischiare di andare in quella profondità oceanica dell’ essere e pescare i nutrimenti primari per rinascere a noi stessi come individui e come comunità”.

Maria Grazia Bisurgi “Da questa esperienza e dallo studio su Donne che Corrono coi Lupi ho consolidato il pensiero sul potere/forza/energia femminile come qualcosa che sfuma, sbiadisce, manca al necessario rapporto integro che ogni essere umano, uomo o donna che sia, dovrebbe avere nella propria vita. La società occidentale è strutturata su uno squilibrio delle parti. L’unico modo per integrare questo aspetto disgregato all’interno di gruppi umani è l’arte e l’incontro tra corpi”.

Maria Todaro “Femminino Creativo è stata un’esperienza così intensa che non riesco a tradurre se non in un tentativo poetico attraverso cui poche parole possano suggerire visioni, linguaggi nuovi, contatti profondi…che è ciò che ho vissuto! Sospensione del giudizio
Corpo in libertà
Urgenza di una carezza
Bellezza e autenticità
Soffio d’aria la voce
Corsa
Deserti danzanti
Lune piene
Corpi roventi di vita
Bagnati di pianto
Creatura scomposta di mani piedi bocche
Un cuore guarito
Fioritura
Il desiderio di restare
Il piacere
Ululati sospiri e canti
Sedute in cerchio
Una storia”

Sofia Battistini “La fiducia riposta nel lavoro e il metodo-approccio stesso delle facilitatrici mi hanno permesso di lasciare agire un libero flusso di intelligenza del corpo; mi hanno permesso di manifestare forme inaspettate e vere; mi hanno permesso di essere. Il percorso intrapreso attraverso il laboratorio ha attivato un processo di ascolto e fuoriuscita del sé interiore. Grazie a quest’ ultimo si è aperta la possibilità, e quindi lo spazio, di osservazione e ricerca; passato attraverso il corpo, il silenzio, la presenza nell’ ascolto, la voce e il confronto. Nel mio corpo e nella mia anima è avvenuto un processo autentico di scoperta e consapevolezza. A “conclusione” di questo primo percorso di Femminino Creativo, avvenuto con la performance, posso identificare una serie di tappe che ho attraversato come in una sorta di cammino iniziatico, di cui il rito finale è stato il limes e passaggio di svolta verso un ulteriore cammino insieme ad una rinnovata me. Per la natura propria del processo che caratterizza questa ricerca non esiste a mio parere una conclusione o una fine, ma un continuo manifestarsi di scoperte, verità e poesia. Personalmente vorrei continuare la ricerca proposta e guidata da Maria Grazia e Audrey e il percorso che prende forma insieme. In particolare credo che il libro e le storie di ‘Donne che corrono coi lupi’ possano essere ancora un terreno fertile e profondo di ricerca, attraverso cui indagare e scoprire noi stesse”.

Beatrice Candreva “L’intero percorso di laboratorio teatrale sulla creatività femminile guidato da Maria Grazia e Audrey mi ha dato la possibilità di trovare uno spazio e un tempo per l’espressione delle mie emozioni e per il confronto profondo e reale con altre donne.Mi è stato possibile contattare sentimenti che avevo messo a tacere o che non ero in grado di sentire, tramite delle azioni semplici e potenti allo stesso tempo, dei movimenti e delle espressioni vocali nuove. Ad esempio il gioco ci ha permesso di liberare la gioia e osservarne la sua potenza, il movimento leggero e gentile accompagnato dalla musica mi ha permesso di rilasciare una disperazione che ho percepito provenire da un ricordo lontano, questo è accaduto in me più volte anche assistendo a improvvisazioni delle compagne di lavoro. Queste donne sono state uno specchio costante di bellezza, attraverso la loro diversità che ha trovato libera espressione e sincerità. Perché questi processi potessero avvenire è stato fondamentale il rispetto per il tempo e lo spazio di ognuna che Audrey e Maria Grazia ci hanno trasmesso fin dal primo incontro. Ci siamo concesse la possibilità di osservare, trovare la tranquillità, e creare un luogo sicuro nel quale personalmente ho potuto sperimentare modi di essere che mi appartengono e che nascondo ogni giorno per proteggermi: la mia fragilità, le mie paure, la mia sensualità. I nostri incontri hanno aperto un tempo per ascoltare, per guardarsi, e lasciar cadere il giudizio personale, per dare la possibilità ad ognuna di essere e di sorprendersi perchè non sapevamo di essere anche così. Considero questa apertura come un grande atto di amore verso sè stesse e verso le altre. Nella fiaba che ho scelto di raccontare nell’esito finale, la donna scheletro, un uomo riesce a guardare in faccia uno spaventoso scheletro che sembrava inseguirlo soltanto nel momento in cui si sente al sicuro, si prende tempo per calmarsi, accendere una luce e osservare questa creatura. Solo allora si rende conto di non essere in pericolo , vede l’innocenza della donna-scheletro, sente nascere la tenerezza e l’amore che danno a lei la forza per tornare in vita, tornare ad avere un corpo vitale . Lavorando sulla rappresentazione della fiaba Maria Grazia e Audrey mi hanno guidata nella creazione di quel tempo sacro di tranquillità nel quale ogni diversa emozione ha potuto affiorare e trovare la potenza per essere portata verso il pubblico. Ho osservato che da uno spazio di accoglienza nasce la forza per la creazione, per la vita. Questa è per me la natura e la potenza del femminile. Mi riconosco in questa strada che ci è stata proposta, sono convinta che porti con sè un potere di guarigione e riconosco la sua importanza per la crescita di ognuna. Desidero far parte di un gruppo che continui a sperimentare con questo metodo e ritengo importante che possa arrivare a più donne possibile”.