IN VIAGGIO

IN VIAGGIO – PROGETTO TEATRALE SULLA POETICA DELLA MIGRANZA

Il progetto nasce grazie alla collaborazione con l’associazione culturale LiberAccoglienza, che coordina il Centro di seconda accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Casa di Abou Diabou” di Acri (CS).

A Marzo dello stesso anno, gli adolescenti presenti nella struttura, erano già stati coinvolti dall’associazione ConimieiOcchi in un percorso creativo multimediale denominato “Picitti Stories” in cui gli artisti-operatori culturali-attori della stessa associazione insieme alla comunità acrese, hanno inteso esplorare le cause dell’abbandono del borgo più antico del paese e restituirne l’anima attraverso uno spettacolo teatrale audiovisuale che ha tracciato una linea sotterranea, legando le vecchie generazioni del territorio ai giovani, migranti e non.

L’esito positivo di questa prima esperienza, che ha visto coinvolti un gruppo di giovani e donne del territorio acrese insieme ai ragazzi immigrati, ha portato l’ass. LiberAccoglienza a volere fortemente investire un fondo, finalizzato ad attività culturali, per un nuovo laboratorio teatrale che avesse come finalità, ancora una volta, l’integrazione dei giovani “immigrati” nel territorio ed offrire anche ai ragazzi l’opportunità di apprendere un linguaggio diverso che possa essere utile per comunicare con il contesto e conoscerlo.

L’associazione culturale ConimieiOcchi accetta la proposta di portare avanti una tematica ed un lavoro già avviato. Gli artisti hanno sentito e sentono la necessità di entrare a far parte di un progetto di inclusione, convinti che la cultura sia il più potente mezzo di incontro “degli” umani e “per” gli umani di ogni etnia, colore e ideologia.

Il viaggio è stato il tema scelto. Popoli diversi spinti al viaggio per motivazioni e bisogni diversi che si incontrano e si raccontano in un afflato umano che restituisce subito il senso di un’unica grande famiglia. Non senza difficoltà. Abbiamo stimolato i partecipanti all’analisi del loro viaggio: i ricordi, i racconti, le esperienze di viaggio e l’esperienza dell’accoglienza e dell’accogliere (nella comunità Acrese).

Queste domande hanno immediatamente messo in atto, creatività ed anche resistenze, come la paura di incontrare l’altro da se’: I miei desideri sono simili ai tuoi? Pensiamo alle cose nello stesso modo? Quello che vuoi costruire tu, è uguale o diverso da quello che voglio costruire io. Quello che vediamo noi è quello che vedete voi? Il viaggio ci cambia. Incamminarsi con il cuore in mano, raccogliendo e donando pezzi di se. Immergersi in un contesto nuovo inevitabilmente ci porta ad ascoltare e ascoltarsi, per vedere con occhi nuovi, cogliere le diversità ma sentirsi anche diversi.

Il processo creativo teatrale è partito da un’idea, una necessità intima, un bisogno espressivo che si è tradotto in un lavoro artistico e pedagogico con i ragazzi. Calabria e parte del continente Africano si confrontano sul tema emigrazione. Sul viaggio fisico come sul viaggio interiore, tutto come metafora del viaggio della vita stessa su questa terra.

L’obiettivo che ci siamo posti all’inizio è stato quello di provare a raccontare un’unica storia, sintesi dei bagagli culturali, storici, personali; quindi essere insieme per presentare al pubblico un unico racconto. Tutto interpretato da attori, allievi, abitanti dello spazio scenico che incontrano, guidano, includono gli spettatori – viaggiatori (altra forma di inclusione).

Da qui la scelta di un linguaggio del teatro interattivo e sensoriale. Concretamente si è lavorato sulla struttura delle dinamiche fisiche ed emotive del viaggio, sulla sua scarnificazione: da dove parto? la scelta, la partenza – cosa lascio ? – la dinamica del viaggio, l’ erranza la ricerca – cosa cerco? Dove arrivo? Cosa vorrei trovare…? – per lasciare in sospeso un finale che ancora occorre immaginare”.

Certi che il linguaggio teatrale, che include sia il corpo che la psiche, sia il modo piu’ immediato e diretto per incontrare l’altro da noi, abbiamo superato le difficoltà di non poter comunicare tra lingue diverse, attraverso il linguaggio non-verbale, il gioco, il disegno, la musica e in piccola parte la scrittura.

E’ stato molto importante, per noi soggetti proponenti, venire a conoscenza del fatto che molte delle lingue originarie-identitarie dei minori provenienti dall’Africa sono tramandate solo oralmente e non possiedono un dizionario, rendendo difficoltosa e quasi impossibile una continuità generazionale della lingua stessa, che tende a scomparire e/o allo stesso tempo essere sostituita dalla lingua colonizzatrice. Questi popoli sono stati privati delle radici del loro linguaggio. Gli adolescenti hanno come unico riferimento la lingua imposta da chi li ha colonizzati.

Iniziamo il viaggio:

Si accede attraverso il tronco di un albero e i suoi rami e le sue radici in un luogo, al buio, ci si lascia guidare dall’altro, imparando a fidarsi. Lasciando trapelare lo stupore per il viaggio. Lo scenario è la sala delle colonne di Palazzo Sanseverino Falcone di Acri, che ha ospitato il laboratorio teatrale, insieme agli attori, i migranti e alcune giovani studentesse acresi. Un intreccio di emozioni e sorpresa, dove il teatro diventa un atto d’identità universale. “In viaggio” è la scoperta di se stessi, in relazione agli altri. In uno scenario proiettato fuori dal tempo e dallo spazio, dove non esiste il bianco e il nero, dove si appartiene tutti alla grande famiglia di chi si mette in cammino. “La mano” che ha guidato gli spettatori che, a sorpresa, sono stati bendati per lasciarsi accompagnare in un “altrove” sconosciuto, ha fatto il resto. Nel buio, tra le imponenti colonne di Palazzo Sanseverino Falcone, ciascuno ha fatto il suo piccolo viaggio intimo. Aprire gli occhi alla fine del percorso, è stata una sorpresa!

Maria Grazia Bisurgi, Francesco Votano, Laura Marchianò e Audrey Chesseboeuf, curatori e ideatori del progetto hanno lasciato aperte le porte del palazzo a tutti gli acresi che avessero voluto partecipare. E hanno guidato i giovani migranti del centro d’accoglienza “La Casa di Abou Diabo” e le studentesse acresi che hanno colto l’invito, in un percorso teso a esplorare la propria dimensione di viaggiatori. Dopo due mesi di laboratori teatrali, il risultato è stato straordinario.

Soddisfatti i membri dell’associazione “LiberAccoglienza”. In particolare Geppino Ritacco, Luigi Branca e Marcello Perri, che hanno fortemente sostenuto la realizzazione di questo progetto culturale, per aiutare i migranti a integrarsi nel tessuto sociale del territorio e a sentirsi parte della comunità.

il laboratorio ha messo in atto una forma di inclusione vera e propria. C’è ancora molto da fare, il percorso ha bisogno di tempo per essere introiettato dalla comunità. C’è stata una timida ma coraggiosa presenza di sole due giovani donne. Auspichiamo nuovi pensieri e nuove azioni. Una maggiore partecipazione dei cittadini del territorio Acrese, esso stesso ricco di asperità, al “VIAGGIO” che ha da sempre appassionato l’essere umano dal tempo dei tempi, mosso sempre dallo stesso ardore, animato dalla sete di vita e dal desiderio di scoprire CHI SIAMO.